Educazione

Adolescenza e disagio giovanile: consigli utili

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La mancanza di modelli stabili, a cui l’adolescente non può aggrapparsi e ritenere come punto di riferimento fondamentali, troppo permissivismo o troppa autorità a scapito dell’autorevolezza, mancanza del dialogo tra genitori e figli sono aspetti, che secondo gli psicologi più accreditati, stanno alla base del disagio giovanile.

Nell’adolescenza, quando i ragazzi entrano in contatto con genitori e adulti, può succedere che assumano degli atteggiamenti di sfida e di ribellione, che anche se non sono piacevoli per chi li subisce, costituiscono un’inevitabile tappa della crescita. Con il passare del tempo, nei casi ritenuti “normali” tali atteggiamenti tendono a sfumare e a trasformarsi in confronto positivo.

Ma, quando la comprensione e il dialogo tra giovani e famiglia si interrompono, gli atteggiamenti di sfida e di ribellione potrebbero aumentare. La difficoltà di essere come i genitori vorrebbero che l’adolescente  fosse e l’incomprensione di chi gli sta vicino tendono ad aumentare  l’ instabilità emozionale già propria del giovane. Ultimamente, anche la produzione cinematografica “ha puntato i riflettori” sul mondo giovanile e sui problemi ai quali bisognerebbe trovare delle soluzioni.  Infatti, nella prima decade di ottobre, in alcune sale cinematografiche italiane, è uscito il film Amoreodio” di Cristian Scardigno, il quale si ispira alla terribile vicenda di Erika ed Omar, i due adolescenti che hanno ucciso e massacrato a coltellate la madre e il fratellino della ragazza. Episodio che va indubbiamente ad allungare la lista della cronaca nera familiare non solo del nostro Paese, ma anche di quella mondiale. Il film ci invita a prendere atto dell’esistenza di una realtà parallela alla nostra, che mette letteralmente paura e che ci pone difronte a degli interrogativi: “Cosa spinge gli adolescenti a imboccare strade senza via d’uscita? Abuso di sostanze stupefacenti? Problemi psicologici esistenti? Genitori assenti? permissivi? autoritari? Mancanza di dialogo? di amici?”…

La lista continuerebbe all’infinito, ma le risposte, pur se diversificate tra loro, avrebbero un unico denominatore: Disagio giovanile e Famiglia(intesa anche come prima ed importante soccorritrice)

Sarebbe opportuno da parte dei genitori un interessamento più attento, in fatto di protezione e sicurezza dei propri figli, e di maggiore disponibilità intesa come apertura al dialogo.  Ascoltiamo  quello che i giovani hanno da dire, ascoltiamo i loro problemi, per quanto irrisori o scontati possano apparire ai nostri occhi, ascoltiamo quelle che sono le loro ansie affinché con un nostro sorriso e una nostra raccomandazione possiamo contribuire a renderle più gestibili. Scendiamo dal piedistallo, dalla cattedra, per far capire loro che:

  • Anche noi, prima di essere i loro genitori, siamo stati adolescenti e pertanto sappiamo bene quello che sentono;
  • siamo a conoscenza  dell’amplificazione a cui è sottoposto qualsiasi turbamento;
  • conosciamo perfettamente il loro senso di inadeguatezza, gli sbalzi d’umore o quel senso di vuoto e di tristezza immotivato.

Sappiamo perché siamo stati! Tutto ha una spiegazione: la crescita!  

Vi lascio citando una storia del ciclo di Mulla Nasrudin, che appartiene  alla tradizione sufi, ricco di apologi divertenti che spesso celano un insegnamento filosofico:

Un uomo vide Mulla che cercava qualcosa per terra  davanti a  casa..

“Cosa hai perso, Mulla?”, gli chiese luomo. “La chiave”, rispose Mulla. Così, i due  si misero in ginocchio a cercarla. Dopo un po’ l’uomo chiese: “ Dove ti è caduta esattamente?” -“In casa”rspose Mulla.

-“Ma allora perché la cerchi qui?”, disse sorpreso l’uomo.

-“Perché c’è più luce che dentro casa”, rispose Mulla.

Anche noi, come Mulla Nasrudin, siamo soliti “cercare” dove c’è più luce. Così continuiamo a ‘girare’ in tondo, rimurginando argomenti e pensieri ripetitivi e circolari, e non arriviamo da nessuna parte. Facciamoci coraggio quindi a rientrare in casa e a cercare la chiave dove possiamo davvero trovarla.