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Capelli bianchi e felicità. Consigli utili

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Nella mia risposta alla email di una lettrica di nome Pina, ho toccato il tema dellamore in età matura che, nonostante gli stereotipi culturali su questa fase esistenziale, è oggigiorno sempre più una realtà e sempre meno un tabù di cui vergognarsi. Questo mi dà loccasione di fare qualche considerazione attorno al significato dinvecchiamento. Intanto c’è da premettere che convenzionalmente s’intende parlare di terza età intorno ai sessantacinque anni di un individuo (coincidente al ritiro lavorativo).
Nello sviluppo della persona la tappa dell’invecchiamento o terza età (ma oramai si parla anche di quarta età) si è allungata notevolmente negli ultimi sessanta’anni grazie agli enormi progressi della medicina e alle migliori condizioni di vita.
Gli studiosi di scienze demografiche sono concordi nell’ipotizzare che nessun’altra epoca ha visto, come l’attuale, una così elevata percentuale di individui vivere fino a così tarda età. Se pensiamo che alla fine dell’Ottocento si considerava entrata nella fase della vecchiaia vera e propria, una persona di circa cinquanta anni e che al contrario oggi i cinquanta anni sono considerati l’età d’oro della maturità, ci rendiamo conto del grande cambiamento avvenuto nel nostro modo concepire noi stessi in relazione al tempo che passa. E d’altronde se cominciamo ad essere considerati e a considerarci “anziani” intorno ai sessantacinque anni e la nostra aspettativa di vita da questo momento è mediamente di altri diciotto anni circa (nel mondo occidentale, specie per il sesso femminile) ci possiamo rendere conto di come ciò influisca nel modo di stare al mondo di chi ha i capelli bianchi oggi!
Ora è più che mai sentita la necessità di invecchiare bene e di vivere in modo più significativo quest’ultima fase esistenziale proprio perché si tratta di un periodo molto più lungo rispetto al passato. Fondamentale quindi mantenersi in salute ed equilibrio il più a lungo possibile. E quali sono i fattori che incidono positivamente su questi aspetti nella terza età?
Molto importante in questo senso si è rivelato attraverso gli studi compiuti, il ruolo dei legami affettivi, familiari, di coppia e amicali, perché rappresentano per l’anziano una sorta di “base sicura” in grado di fornire supporto emotivo, benessere e tranquillità. Molteplici ricerche internazionali hanno difatti largamente evidenziato come nella vita dell’anziano la qualità delle sue relazioni affettive e il sentirsi prossimi e intimi di qualcun altro, sia condizione basilare per mantenere il proprio benessere psico-fisico.
Tra gli over sessantacinque, cioè, si ammalerebbero di meno e vivrebbero di più, coloro che a parità delle stesse condizioni mediche e relative cure, possono contare su adeguate reti relazionali attive (siano esse rappresentate dal partner inteso come principale figura d’attaccamento- o da altri parenti o da amici), rispetto a quelli che ne sono sprovvisti.
Il concetto di” base sicura “ deriva dalla “teoria dell’attaccamento” di J. Bowlby, grande psicologo inglese, una cui affermazione a proposito che mi pare opportuno citare: “ Nel corso della vita adulta la disponibilità di una figura d’attaccamento che sia pronta a dar risposta rimane la fonte del sentimento di sicurezza di una persona. Tutti noi dalla culla alla bara, siamo felicissimi quando la vita è organizzata come una serie di escursioni, lunghe o brevi, dalla base sicura dalla/e nostra/e figure/e d’attaccamento.
Vale la pena, credo, riflettere su questa frase proprio nel senso di ragionare sulla valenza quasi terapeutica che vanno ad assumere i rapporti di scambio e supporto reciproco, con figure significative della propria vita, ad ogni età nel mantenere il senso interiore di sicurezza. E poiché tale sicurezza si traduce, secondo numerosi ricercatori, in un maggior benessere fisico-corporeo, poter contare su intensi legami d’attaccamento nella fase esistenziale della vecchiaia diventa un fattore protettivo della salute fisica e mentale. Non si può quindi che incoraggiare chi ha i capelli bianchi a mantenere o a costruire delle buone relazioni sociali e affettive non cedendo allatentazione di isolarsi poiché non ci si considera più “attivi”, “produttivi”, “interessanti” secondo l’ottica efficientista ed estetizzante vigente nella nostra società. Per non cadere poi in una sorta di autocommiserazione, che è la vera tentazione, forse, di chi arriva a questa tappa vitale, in cui la sensazione di perdita (di persone care, di ruolo sociale, di forma fisica) può prevalere sul senso della possibilità evolutiva, vorrei riportare alcuni consigli dello psicologo americano Robert Peck.
Egli parla di un cammino psicologico da percorrere per rendere significativo il compito evolutivo che è insito nelletà matura (nel senso di invecchiare bene) e si può riassumere in cinque tipi di atteggiamenti da tenere:
1. Ricercare la duttilità emotiva evitando l’impoverimento emotivo;
2. Promuovere la duttilità mentale evitando la rigidità e l’impoverimento mentale;
3. Rinnovare le relazioni superando la sola dimensione sessuale;

4. Valorizzare la saggezza invece di valorizzare la forza fisica;

5. Giungere alla saggezza, all’attenzione, alla compassione.

Ad ogni età, quindi, cè una lezione da imparare, una sfida da superare sia mentale che emotiva e non si smette mai di evolvere e migliorarsi. E ad ogni età è presente listanza di esprimere e ricevere in senso affettivo e relazionale e non va nascosta, ma seguita con equilibrio.